LA TEORIA

DEL

TERMOSTATO

a cura del prof. Gabriele Buracchi

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Dato che le possibili fonti di energia assunte con gli alimenti sono tre, Glucidi, Lipidi e Protidi, negli anni ’50 e ‘60 gli studi sull'origine della fame si concentrarono sulle due più importanti fonti di calorie: i Glucidi ed i  Lipidi.
Dagli studi suddetti derivarono due teorie, entrambe definite come teorie del valore critico o, meglio, teorie del termostato, perché, proprio come il termostato casalingo regola la temperatura intorno ad un certo valore predeterminato, entrambe regolano le sensazioni di fame/sazietà e quindi i comportamenti d’inizio alimentazione/fine alimentazione, grazie all’oscillazione attorno ad un valore critico che può essere quello della glicemia o quello della massa grassa. Da qui il nome delle due teorie:

  • GLUCOSTATICA.  Quando la glicemia (livello di glucosio nel sangue) scende sotto un livello predeterminato, si innesca la sensazione di fame, mentre subentra la sazietà quando sale al disopra.

 

  • LIPOSTATICA. Parte dalla constatazione che nella maggior parte della popolazione, il totale della massa grassa del corpo rimane costante per lunghi periodi di vita. Così tutti tendono a mantenere il loro valore critico di grasso corporeo, almeno in parte collegato ad eredità genetica.

Consulenze  del prof.

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FIRENZE. Tel 339 1244602

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PRATO presso STUDI MEDICI V.le Montegrappa 24 tel 0574 575259 oppure per informazioni 339 1244602

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S.CROCE SULL'ARNO (Pisa) presso CENTRO SALUS tel 0571 34484 oppure per informazioni 339 1244602

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ipot
Queste due teorie non sono in opposizione ma anzi si integrano, dato che la teoria glucostatica spiega solo la regolazione a breve termine (come l’inizio e la fine del pasto) mentre quella lipostatica spiega la tendenza a recuperare i chili perduti dopo una dieta dimagrante od anche la capacità dell’organismo di recuperare il proprio peso dopo un forte dimagrimento, come capita in alcune malattie.
Agli inizi degli anni '40, gli scienziati scoprirono che lesioni bilaterali dell’ ipotalamo ventromediale (IVM) inducevano nei ratti iperfagia, con conseguente obesità. Dieci anni dopo fu anche scoperto che lesioni nella regione laterale dell’ipotalamo (IL) portavano ad una completa sospensione dell’alimentazione.
teor term

Combinando insieme le due teorie glucostatica e lipostatica ed i 2 centri IVM ed IL, fino agli anni ‘70 venne accettata la teoria dei due centri e dei due valori di riferimento, che può essere così schematizzata.

Certamente questa teoria pare spiegare perfettamente le sensazioni di fame e sazietà. A ben vedere, però, le cose non sono così semplici. Infatti :

Se la fame è davvero regolata solo dai valori critici di glucosio nel sangue e di grasso corporeo, grazie anche ai due centri ipotalamici della fame e della sazietà..........

perché basta pensare o vedere una foto di un piatto che ci piace per innescare la sensazione della fame ed addirittura riuscire ad attivare la salivazione (l’acquolina in bocca) ed i succhi gastrici, pur se i valori del glucosio sono ancora oltre la soglia della fame?

Come è possibile che ci siano persone che continuano a mangiare quando il loro fabbisogno energetico è stato di gran lunga superato come ad esempio avviene nel disturbo da alimentazione incontrollata, o riescano a non mangiare pur essendo gravemente denutrite come ad esempio nell’anoressia, ma anche: perché una cattiva notizia può farci passare l’appetito  ?

E poi: perchè capita di mangiare di più quando siamo in allegra compagnia?

Queste semplici domande ci introducono alla terza fase negli studi su fame/sazietà, ovvero alle:

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