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Come già detto nella pagina sullo stress, questo è alla base di numerosi disturbi psicofisiologici della salute come ipertensione, asma, disturbi dell'apparato digerente, riduzione delle difese immunitarie etc. Ricordiamo anche che, in base alla legge di Yerkes-Dodson, all'aumento dell'impegno corrisponde inizialmente un aumento del rendimento ma, oltre un certo limite, ogni ulteriore aumento dell'impegno porta ad una riduzione del rendimento con una crescita di distress , ovvero di stress "cattivo".
Questo è vero anche nel caso dello sport dove, aumentando il ritmo di allenamento, si ottiene certamente, in una prima fase, un aumento delle prestazioni agonistiche.
Oltre un certo limite, ampiamente dipendente da caratteristiche psicofisiologiche soggettive, come anche dalle motivazioni del soggetto, ogni ulteriore aumento dell’impegno si traduce in una riduzione della prestazione. con l’instaurarsi di una vera e propria reazione di stress. Questa reazione ha una vasta serie di ricadute sul piano fisico che riguardano, solo per limitarsi ad alcuni aspetti, l’assorbimento di nutrienti, la funzione immunitaria e quella riproduttiva. In ambito sportivo la riduzione di rendimento conseguente ad un aumento dell’allenamento è un fenomeno ormai piuttosto noto e conosciuto come overtraining.
La sindrome da overtraining (OTS)
- Ipotesi Interleuchine. Molti studi hanno mostrato che l’aumento di carico nell’esercizio fisico può portare alla cosiddetta sindrome da overtraining, le cui conseguenze possono essere sia una diminuita capacità per l’esercizio fisico sia disturbi dell’ umore che disturbi del comportamento. L’overtraining è causato da uno squilibrio tra le entratre e le uscite energetiche ed è facilitata dallo stress psicologico e cronobiologico (Guezzennec,2004). Una tra le ipotesi più accreditate della genesi dell’OTS e delle molteplici alterazioni psicologiche, fisiologiche ed ormonali che la caratterizzano, sia da ricercare nell’eccessivo rilascio di citochine ed in particolare dell’Interleuchina-6*, sia durante che successivamente all’esercizio fisico, con un conseguente stato di infiammazione cronica (Smith, 2000; Robson, 2003). L’OTS, quindi, dovrebbe essere considerata come la seconda fase della Sindrome Generale di Adattamento di Selye, con il focus su recupero/sopravvivenza piuttosto che su adattamento. Sotto questo profilo l’OTS può essere considerata “protettiva”, dato che avviene in risposta ad uno stress fisico /psicologico eccessivo.
- Modifiche ormonali. Le modifiche ormonali che si producono sono molteplici. Guezzennec (2004) considera la riduzione degli steroidi gonadici, nonchè la riduzione dei tassi di monoammine e l’aumento di quelli della serotonina come conseguenze degli squilibri tra entrate ed uscite energetiche, anche se ritiene che queste modifiche ormonali siano causa più delle alterazioni comportamentali che del diminuito rendimento fisico. Le alterazioni comunque più evidenti sono quelle a carico del cortisolo ematico, fatto per altro prevedibile essendo questo ormone ormai considerato l’ormone dello stress per antonomasia. In effetti aumenti significativi del tasso di cortisolo sono stati trovati in nuotatrici (O'Connor P.J, e coll 1989) per le quali gli autori trovano anche una correlazione positiva tra il tasso di cortisolo stesso e l’umore depresso accertato mediante apposito test, in maratoneti ben addestrati nei quali è stato verificato un aumento di cortisolo ematico dopo 30 minuti di esercizio submassimale, aumento che però scompariva se lo stesso esercizio veniva effettuato dopo un periodo di pesante allenamento (Verde T, e coll.1992), in soggetti allenati ad esercizi di resistenza (Roberts A.C. e coll 1993), in giocatori di Soccer (calcio americano) alla fine di intensi periodi di allenamento precampionato (Kraemer WJ,e coll. 2004), in soggetti sottoposti ad attività fisica intensa con l’interessamento di ampie masse muscolari e con tempi di recupero brevi (Kraemer WJ, Ratamess NA.2005). Lakier Smith L.(2003) rileva un aumento di cortisolo circolante in maratoneti, attribuendo anche a questo fattore una alterazione dei meccanismi immunitari, responsabili a loro volta di un aumento di infezioni delle vie respiratorie superiori. A fronte di queste conferme dell’importanza del cortisolo come ormone dello stress, esistono però altri studi che hanno verificato l’effetto opposto, ovvero una riduzione del cortisolo ematico in situazioni di overtraining. in corridori automobilistici (Tsopanakis C. e A. 1998) e in atlete praticanti sport di resistenza (Uusitalo AL e coll 1998;) Da rilevare che questi ultimi autori ipotizzano addirittura un “ esaurimento” delle surrenali o del sistema nervoso centrale. E’ probabile comunque che queste differenze nelle variazioni di cortisolo siano legate, oltre che all’ampia variabilità individuale verificata un poco da tutti gli autori, anche dalla specificità dei singoli sport e dal livello di allenamento di partenza.
- Funzione riproduttiva. Un fenomeno che si verifica frequentemente nelle atlete sono le disfunzioni del ciclo mestruale. Secondo Kopp e coll. (1999) queste sarebbero in particolar modo dovute al cronico deficit di energia che si verifica a seguito all’intenso esercizio fisico. In particolar modo si verificherebbe una carenza di macro e micronutrienti. Gli autori hanno verificato un miglioramento in alcune atlete amenorroiche, con una supplementazione proteica ma anche vitaminica e in sali minerali. Da notare comunque che gli autori avevano anche introdotto 1 giorno di riposo a settimana per un periodo di 20 settimane. l’importanza di un aumento del bilancio energetico nelle atlete amenorroiche era gia precedentemente stato verificato da Dueck e coll (1996) che avevano introdotto una bibita calorica (360 K.cal) per un periodo di 15 settimane, ma anche la riduzione di un giorno di allenamento a settimana.. Questo aveva portato ad un saldo energetico positivo con un aumento del grasso corporeo dall’8,2 al 14,4 % ma anche con un aumento di LH a digiuno ed una riduzione del cortisolo a digiuno, con un ristabilimento del ciclo mestruale. In una precedente review compiuta da Manore MM (2002) si conclude che le disfunzioni del ciclo mestruale nelle atlete possono dipendere da molteplici fattori come il bilancio energetico, le pratiche di allenamento e l’intensità dell’esercizio il peso corporeo e la sua composizione, alterazioni nei comportamenti alimentari nonchè i livelli di stress fisico ed emozionale. Lo stesso autore rileva come questi stessi fattori contribuiscano ad un indebolimento della struttura ossea. Beals K.A. (2202) analizzando lo stato nutrizionale, i comportamenti alimentari e la funzione mestruale attraverso appositi questionari tra cui Eating Disorder Inventory (EDI) e Body Shape Questionnaire(BSQ) di 23 giocatrici di pallavollo adolescenti di rango nazionale, registra un 17% di amenorrea passata o presente, un 13% di oligomenorrea ed un 48% di generiche irregolarità mestruali.la metà delle atlete riferivano attivi comportamenti di dieta; anche le valutazioni per pesata degli apporti alimentari (EI) ed la valutazione dei consumi energetici (EE) mostravano costantemente sottoconsumi rispetto alle RDAs , variabili a secondo dei nutrienti presi in esame, ma che arrivavano a carenze di almeno il 50% per il complesso vitaminico B e per la vitamina C. Se l’accertamento di alterazioni del ciclo mestruale è relativamente semplice nelle atlete, l’accertamento di eventuali alterazioni delle capacità riproduttive negli atleti è meno noto. Abbiamo trovato un solo studio a questo proposito, che però mostra una andamento simile.Roberts A,C. e coll (1993) trovarono infatti, in 5 sportivi praticanti sport di resistenza, una riduzione del 43% nel numero di spermatozoi subito dopo la fine del periodo di overtraining e del 52% dopo tre mesi, partendo da un valore iniziale di 91 +/- 23.3 x 106, con una significativa correlazione inversa con il tasso di cortisolo. Da notare che la stessa correlazione inversa veniva trovata con il livello di testosterone
Conclusioni.
La sindrome da overtraining è una entità a tutt’oggi non completamente chiara, tanto che esiste anche una certa confusione terminologica al riguardo. Alcuni autori distinguono addirittura una condizione chiamata di “overreaching” che precederebbe l’overtraining, e che sarebbe una normale conseguenza di intensi allenamenti. Altri parlano di “Staleness” che possiamo forse tradurre come spossatezza, anche se questo termine appare a nostro parere inadeguato. Altri ancora parlano di “Underperformance Syndrome”, come di una entità che ingloberebbe le altre definizioni.
In attesa di una terminologia omogenea, appare evidente che un numero considerevole di ricerche tendono a verificare quali possono esserne le conseguenze a livello neuroendocrino, anche per determinare marcatori significativi e facilmente misurabili di questa condizione.
Un dato che comunque balza agli occhi è lo stretto rapporto intercorrente tra OTS e squilibri del ciclo riproduttivo, specie nel sesso femminile, anche se questa prevalenza è probabilmente dovuta ad una maggior attenzione prestata dai ricercatori ed alla maggior facilità di evidenziare il problema. I meccanismi che appaiono più evidenti sono 2:
- L’eccessiva intensità fisica degli allenamenti, che comporta, tra l’altro, una aumento dei consumi energetici. Questo stress fisico si accompagnerebbe anche ad elevati livelli di stress emotivo legati anche all’ambiente fortemente competitivo.
- Un insufficiente apporto nutritivo, che riguarderebbe sia un insufficiente apporto calorico, sia carenze nell’apporto di proteine, acidi grassi essenziali, vitamine e sali minerali.
Pur non volendo sovrapporre fenomeni che hanno origini molteplici, queste caratteristiche ricordano da vicino il disturbo chiamato Anoressia Nervosa .
Come nell’Anoressia, infatti, si ha un ridotto apporto energetico e di altri nutrienti, spesso legato a disordini del comportamento alimentare e ad una ristretta scelta dei cibi, a fronte di una attività fisica intensa, una massa magra sotto la media, l’assenza o comunque disturbi del ciclo mestruale.
Purtroppo non ci risultano, stando alla letteratura in nostro possesso, studi che abbiano valutato la presenza nella OTS, anche degli altri fattori tipici dell’ Anoressia come, ad esempio, l’intensa paura di ingrassare anche se sottopeso ed i disturbi nel modo di percepire le forme del proprio corpo, e l’indebita influenza del peso sull’autostima.
E' quindi auspicabile che possa aumentare l’attenzione da parte del mondo scientifico e sportivo sui rischi sanitari della OTS e, più specificatamente, che questa possa in un qualche modo costituire un fattore predisponente o scatenante di un disturbo anoressico o più in generale del comportamento alimentare, specie nelle fasce di età maggiormente a rischio. Resta compito fondamentale delle famiglie vigilare che l'attività sportiva non si trasformi in un fattore di rischio. |
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