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I disturbi psicofisiologici, come l'asma, l'ipertensione, la cefalea e la gastrite, sono caratterizzati da veri e propri sintomi fisici, causati o aggravati da fattori emozionali. Disturbi psicofisiologici è il termine oggi preferito a quello, usato in precedenza e forse più noto, di disturbi psicosomatici, sebbene l'aggettivo psicosomatico connoti molto bene la caratteristica principale di questi disturbi, ovvero il fatto che la psiche produce effetti negativi sul soma, il corpo.
Contrariamente a quanto molti credono, i disturbi psicofisiologici sono malattie vere e proprie che comportano danni a livello organico. Il fatto che la causa di tali disturbi venga attribuita a fattori emozionali non significa assolutamente che il problema sia immaginario.

Si può morire per l'ipertensione o l'asma causate da fattori psicologici proprio come si può morire per malattie dovute a infezioni o a lesioni fisiche.


Il DSM-IV prevede la diagnosi di "fattori psicologici che influenzano una condizione medica", e questa diagnosi é codificata nella sezione che comprende “altre condizioni che possono essere oggetto dì attenzione clinica”. Tale collocazione implica che i disturbi psicofisiologici non siano una forma di disturbo mentale. Il nuovo approccio diagnostico è più ampio anche nei suoi intenti. In passato si riteneva che i disturbi psicofisiologici comprendessero solo un determinato gruppo di malattie fra tutte quelle possibili (le classiche malattie psicosomatiche, come l'ulcera, la cefalea, l'asma e l'ipertensione). La nuova diagnosi, invece, è applicabile a qualunque malattia, poiché attualmente si ritiene che qualsiasi malattia organica possa essere influenzata da fattori psicologici, come lo stress.

In effetti molti studi su persone sottoposte a situazioni stressanti hanno individuato uno stato di salute compromesso. Ci limitiamo a ricordare i  controllori di volo, in particolare quelli che lavorano in aeroporti affollati, in cui il rischio di collisione è maggiore, che hanno mostrano un'incidenza più elevata di ipertensione, che peggiora con l'età, ma anche  una probabilità maggiore di sviluppare ulcere o diabete.
Hans Selye ha ipotizzato che la maggior parte degli effetti nocivi dello stress sia dovuta alla secrezione prolungata di glucocorticoidi (in particolare il cortisolo). E’ bene ricordare che, sebbene gli effetti a breve termine del cortisolo siano essenziali alla vita, quelli a lungo termine sono dannosi. Tra gli effetti a lungo termine ricordiamo ipertensione, danni del tessuto muscolare, diabete, infertilità, inibizione della crescita, inibizione delle risposte infiammatorie e depressione del sistema immunitario. L'ipertensione può portare a infarti e ictus. L'inibizione della crescita, in bambini sottoposti a stress prolungato, impedisce il completo sviluppo in statura.

L'inibizione della risposta infiammatoria rende più difficile la guarigione ad esempio dopo una ferita e la depressione del sistema immunitario aumenta la vulnerabilità individuale allo sviluppo di infezioni ed aumenta la possibilità di avere un cancro.
Un altro effetto a lungo termine piuttosto serio dello stress è il danno cerebrale. Le ricerche su modelli animali hanno dimostrato che l'esposizione a lungo termine al cortisolo, distrugge alcuni neuroni localizzati nella formazione ippocampale, preposti alla memoria ed all’apprendimento. I disturbi e le vere e proprie malattie che possono derivare dall'esposizione allo stress sono quindi moltissimi. Se poi aggiungiamo i disturbi che, pur avendo un'altra origine, trovano nello stress un potenziamento, ci rendiamo conto dell'importanza e della pervasività dello stress stesso e di come questo sia ampiamente sottovalutato nella pratica medica quotidiana.

Ci limiteremo qui di seguito ad approfondire solo alcune delle malattie che ormai da molti hanni vedono nello stress uno dei principali fattori di rischio e che sono comunemente considerate, in toto od in parte, come malattie psicosomatiche.

L'ASMA

Disturbo dovuto alla costrizione delle vie aeree e dei bronchioli, che provoca notevoli difficoltà respiratorie, in particolare nell'espirazione. Il respiro si fa ansimante e affannoso. Questa condizione dipende da iperattività della parte parasimpatica del sistema nervoso autonomo. Si ha anche un'infiammazione del tessuto polmonare, mediata dal sistema immunitario, che porta ad ipersecrezione mucosa e ad accumulo di liquidi nei tessuti. L'asma colpisce una percentuale variabile fra il 2% e iì 5% della popolazione statunitense. Un terzo è rappresentato da bambini. Se i sintomi si sono manifestati entro il primo anno di vita, cinque anni più tardi l'80% dì questi bambini soffre ancora di difficoltà respiratorie. Se l'età d'insorgenza era compresa fra i 3 e i 4 anni, cinque anni dopo il 40% di questi soggetti manifesta ancora i sintomi, mentre se l'asma è insorta fra 5 e 6 anni, solo il 20% ha difficoltà respiratorie cinque anni dopo. Quindi, quanto più il disturbo è precoce, tanto più a lungo esso tenderà a durare. La difficoltà ad immettere aria nei polmoni  e  ad  espellerla  induce  una  sensazione soffocamento. Nel soggetto sofferente di asma, l'espirazione è molto più lunga del normale e si possono udire  rantoli che possono durare 1 ora, oppure protrarsi per  giorni.

 Caratteristiche della malattia

Gli attacchi di asma sono intermittenti e di gravita variabile; in alcuni pazienti la frequenza degli attacchi può aumentare a seconda della stagione, in particolare quando nell'aria sono presenti certi pollini.
L'importanza dei fattori psicologici nella genesi dell'asma è un argomento ampiamente dibattuto. Risulta comunque evidente da moltissimi studi che, anche quando l'asma sia stato originariamente causato da un'infezione o da un'allergia, lo stress psicologico può rappresentare il fattore scatenante degli attacchi. In uno studio che impegnò  26 pazienti per un periodo di 18 mesi emerse, in base a quanto riferito da questi pazienti, il 69% dei loro attacchi era innescato da un turbamento di natura emozionale.
Dato il legame esistente tra il Sistema Nervoso Autonomo e la costrizione e dilatazione delle vie aeree, e data la connessione fra SNA ed emozioni, la maggior parte delle ricerche sui fattori psicologici dell'asma si è focalizzata proprio sul ruolo delle emozioni.

In generale le ricerche hanno riscontrato maggiori livelli dì emotività nei pazienti asmatici; le loro reazioni facciali, quindi la mimica del loro viso, a fronte di stressors creati in laboratorio, sono più intense che in persone non affette da asma. Dalla valutazione clinica questi pazienti emergono come più ostili e disorientati, oltre che più disadattati. Le loro autodescrizioni nei test di personalità rivelano elevati livelli di emotività che, in parte, è certamente una reazione al fatto di avere una malattia cronica. Tuttavia, le ricerche dimostrano anche una consequenzialità temporale tra l'attivazione emotiva e l'asma, tale da indicare che il contenuto emozionale gioca effettivamente un ruolo importante nello scatenare gli attacchi.

MALATTIE INFETTIVE E CANCRO

Soffrite di Herps labialis ovvero vi capita di tanto in tanto quella fastidiosa bolla, più o meno grande, che si forma sul labbro solitamente sempre nello stesso punto, nella zona di passaggio tra la pelle e la mucosa della bocca? Se rispondete affermativamente, vi siete imbattuti in uno dei tanti effetti dello stress, ovvero la riduzione delle difese immunitarie. In realtà anche quando la bolla non c'è, il virus dell'Herpes è sempre presente, installato sulle terminazioni nervose localizzate in quella zona, ma allo stato quiescente e tale resta fino a che un fattore di stress, come un periodo particolarmente faticoso, una cattiva notizia o una malattia che, pur non avendo nulla a che vedere con l'Herpes (basta una influenza) debilita il vostro organismo, facendo ridurre le vostre difese immunitarie e permettendo all'Herpes di manifestarsi e riprodursi. E' quindi sufficiente uno stressor per far calare le difese immunitarie, grazie ad un eccesso di produzione di cortisolo.

Gli effetti dello stress sull'insorgere di malattie infettive sono stati ampiamenti studiati. Un ricercatore statunitense, Glaser, ha constatato come aumentino le probabilità di contrarre infezioni negli studenti di medicina, con l'avvicinarsi degli esami finali, un periodo fortemente stressante. E' stato verificato anche un peggioramentio delle malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide, quando i soggetti affetti da questa malattia attraversano periodi della loro vita maggiormente stressanti. Studi su volontari cui venivano inoculati microrganismi patogeni capaci di dar luogo ad infezioni delle vie respiratorie, hanno dimostrato che quei soggetti che nei giorni precedenti avevano subito molti eventi esistenziali indesiderabili, erano cioè stressati, andavano incontro all'insorgere dell'infezione delle vie respiratorie molto di più dei volontari che avevano passato quei giorni in maniera normale.

Purtroppo il calo delle difese immunitarie non si limita ad esporci maggiormente a qualche infezione più o meno grave, ma ha come conseguenza anche la riduzione delle cellule Natural Killer (N.K), la prima linea di difesa del nostro organismo contro i tumori. Secondo il prof. Pancheri e la sua equipe (ma anche secondo un numero crescente di studiosi), l'inibizione emozionale, producendo una risposta non efficiente allo stress, ovvero facendo sì che il soggetto non sia in grado di attivare e disattivare rapidamente la risposta di stress in funzione del variare delle situazioni, ma facendolo restare in uno stato di iperattivazione cronica anche se moderata, porta ad una soppressione della risposta immunitaria aprendo la porta alla cancerogenesi.

COLESTEROLO

L'eccesso di colesterolo, la colesterolemia alta, è un problema con cui combattono moltissime persone, specialmente quelle in sovrappeso, magari con problemi cardiocircolatori. Quello che purtroppo non viene detto quasi mai, è che esite un impressionante mole di ricerche scientifiche che dimostrano il legame esistente tra stress e livelli di colesterolo. Quale è il meccanismo? L 'eccesso di noradrenalina, ormone della fase di allarme, riduce il numero dei recettori presenti nel fegato deputati alla cattura ed al trasporto nel tessuto epatico del colesterolo LDL (il colesterolo cattivo). Questo produce logicamente un aumento della colesterolemia, cioè del colesterolo nel sangue, premessa per la formazione di placche ateromatose. Oltre a questo, gli ormoni dello stress, adrenalina, noradrenalina e cortisolo, aumentano la lipolisi, ovvero la mobilizzazione dei grassi che vengono quindi liberati dal tessuto adiposo e immessi nel sangue. Lo stress svolge quindi la doppia azione di aumentare i grassi circolanti e di ridurre la capacità del fegato di metabolizzarli. Ovviamente aumenta la colesterolemia e più in generale aumentano i grassi nel sangue.

Come più volte accennato, i disturbi che possono essere fatti risalire, in toto od in parte, all'azione dello stress, sono numerosissimi. Ricordiamo i disturbi cardiocircolatori come l'ipertensione, l'infarto o l'ictus, cui abbiamo accennato nel paragrafo sul comportamento di tipo A ed i disturbi dell'apparato digerente, cui abbiamo accennato parlando del Sistema Nervoso Enterico

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