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BASI NEUROLOGICHE

a cura del Prof. Gabriele Buracchi Nutrizionista Psicologo

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È possibile oggi in Psicologia pensarla in maniera divergente? E se sì, a cosa serve? (parte 2)

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Craniosacrale

Fin dall’inizio del secolo è stata evidenziata, dalla ricerca neurologica, l’importanza delle strutture sottocorticali nella valutazione di un evento dotato di valore emotivo, e di quelle corticali nel controllare ed elaborare le risposte emotive.

I successivi esperimenti di Goltz (1982) su animali decorticati, hanno permesso di rolevare risposte di rabbia, equivalenti a quelle suscitate da veri stimoli emotivi.

Risultati analoghi sono stati descritti da diversi neurologi nello studio di pazienti che avevano subito lesioni alle vie cortico-diencefaliche. Questi pazienti mostravano un comportamento con comparsa improvvisa e immotivata di crisi di pianto e di riso. Come spiegare le reazioni di rabbia nell’animale decorticato e il comportamento di questi pazienti? Appare probabile che queste reazioni possono essere dovute alle strutture corticali che esercitano una funzione di controllo dei processi emotivi sottesi da strutture sottococorticali.

Nel 1937 Papez aveva postulato che i nuclei anteriori del talamo, il giro del cingolo e l’ippocampo nonché le loro connessioni, formino un meccanismo armonico che suscita internamente le emozioni, contribuendo contemporaneamente ad organizzare le risposte emotive. L' ipotalamo sarebbe coinvolto nell’attribuzione di un significato emotivo agli stimoli ricevuti dal sistema sensoriale e nella espressione emotiva, mentre la componente corticale sarebbe responsabile dell’elaborazione dell’esperienza emotiva.

Sempre nello stesso anno Kluver e Bucy (1937) si erano accorti che, dopo una lobectomia temporale in cui erano state distrutte sia la corteccia temporale che le strutture dell’ippocampo e dell’amigdala, l’animale mostrava comportamenti emotivi o inappropriati allo stimolo ricevuto L'animale, ad esempio, tendeva ad accoppiarsi con animali di specie diversa e, se affamato, tentava di mangiare qualsiasi oggetto anche se non commestibile.

Downer (1961) basandosi su queste osservazioni, evidenziò sperimentalmente il ruolo predominante dell’amigdala nella valutazione emotiva degli stimoli. Tagliate le commessure callosali e il chiasma ottico in una scimmia, impedendo così la trasmissione interemisferica dello stimolo, eseguì un’ablazione dell’amigdala da un solo lato, accorgendosi così che a seguito dell'invio di stimoli visivi a contenuto emotivo all’occhio posto nello stesso lato in cui era stata effettuata l’amigdalectomia, l’animale si mostrava indifferente allo stimolo.

Al contrario, le stesse informazioni visive inviate all’occhio controlaterale producevano nell’animale reazioni emotive del tutto compatibili con lo stimolo. Questi risultati furono successivamente confermati da diversi autori che evidenziarono come il riconoscimento della valenza positiva e negativa di una informazione visiva, abbia luogo solo dopo che le informazioni arrivano e vengono elaborate dall’amigdala.

E’ stato anche dimostrato come la stimolazione dell’amigdala provochi risposte emotive del tutto sovrapponibili a quelle evocate da uno stimolo naturale (Reis e Gunne 1965), cosi come una sua lesione interferisce con l’attività autonomica legata alle emozioni, con i comportamenti emotivi gia appresi o innati e con l’apprendimento di nuove risposte emotive nei confronti dell’ambiente circostante.

L’importanza dell’amigdala per questo tipo di apprendimento è stata dimostrata da un lavoro di Jones e Mishkin (1972), su animali sottoposti ad asportazione chirurgica dell’amigdala. Gli animali non erano più in grado di associare tra loro stimolo e rinforzo, perché non riuscivano ad attribuire un valenza positiva o negativa al rinforzo. L’amigdala riceve due tipi di connessioni:

1) proiezioni provenienti dalle aree sensoriali primarie e dalle aree associative secondarie (via corticale)

2) informazioni sensoriali provenienti da vari nuclei talamici (via sottocorticale o talamica).

Le sensazioni visive possono arrivare alle aree sensoriali primarie ed alle aree associative secondarie attraverso la via retino-genicolo-striata ed essere successivamente inviata alle strutture sottocorticali (via corticale) o ai nuclei talamici posteriori che inviano a loro volta l’informazione all’ipotalamo e all’amigdala (via sottocorticale).

Le due vie, anatomicamente diverse, svolgono funzioni diverse nell' analisi dell’informazione emotiva. La via talamica invia un’informazione molto povera sulle caratteristiche dello stimolo anche se sufficiente ad iniziare una risposta emotiva indifferenziata, risposta non necessariamente compatibile con la situazione stimolo. Dobbiamo ricordare che l’amigdala può  originare risposte emotive anche grazie al fatto che invia informazioni efferenti al SNA ed al sistema e neuroendocrino, al sistema piramidale ed extrapiramidale, essendo così in grado di controllare le risposte autonomiche e neuroendocrine, cosi come le espressioni emotive facciali intenzionali e automatiche.

Diversi studi hanno riscontrato che lesioni dell’amigdala (causate da disturbi degenerativi o da interventi chirurgici), compromettono la capacità di riconoscere le espressioni facciali delle emozioni ed in particolare le espressioni di paura. Studi effettuati con PET (Tomografia a emissione di positroni) hanno rivelato un aumento dell’attivazione dell’amigdala in persone che osservavano fotografie di volti esprimenti paura, mentre l’attivazione era minima o si aveva addirittura una diminuzione osservando volti felici. In questi casi non sembra comunque danneggiata la capacità di riconoscere le emozioni dal tono della voce.

Sempre utilizzando la PET,  Isemberg e coll. (1999) hanno chiesto ad alcune persone  di osservare delle parole scritte con vari colori sul monitor di un computer. Alcune parole avevano un significato neutro mentre altre avevano un significato minaccioso. Ai soggetti veniva chiesto solo di nominare il colore delle parole  e non di leggere le parole stesse; solo la vista delle parole con contenuti minacciosi  provocavano un incremento bilaterale dell’attivazione dell’amigdala.

Persone con lesioni bilaterali dell’amigdala (Adolphs e coll. 1998) giudicavano affidabili e degni di fiducia le foto di persone  che erano state considerate losche ed inaffidabili in maniera concorde da soggetti normali.
Per Adolphs e coll (1999) il ruolo dell’amigdala nell’interpretare espressioni facciali portatrici di emozioni negative, sarebbe legato al coinvolgimento dell’amigdala stessa nel riconoscimento di situazioni di pericolo e di minaccia per la propria sicurezza.

Sprengelmeyer e coll. (1998) hanno mostrato una attivazione dei gangli della base e della regione insulare anteriore, porzione del lobo frontale (comprendente la corteccia gustativa primaria), in soggetti che osservavano foto di volti esprimenti disgusto. Soggetti affetti dal morbo di Huntington o da disturbo ossessivo compulsivo, non sono in grado di riconoscere l’espressione facciale del disgusto (Sprengelmeyer e coll. 1996, 1997); il morbo di Huntington è una grave malattia genetica progressiva e fatale, che provoca la degenerazione di varie componenti dei gangli della base, mentre il disturbo ossessivo compulsivo sembra essere causato da anomalie dei gangli della base.

Specializzazione degli emisferi nell’espressione delle emozioni.

Le espressioni facciali sono, a partire da C. Darwin, il modo più studiato di esprimere non verbalmente le emozioni.  Per esse è quasi sempre emersa una specializzazione dell’emisfero destro. In soggetti normali la specializzazione dell’emisfero destro è evidenziata da una maggior espressività della parte sinistra del volto e da una maggior frequenza di indici facciali emotivi a sinistra rispetto che a destra.(Sackeim e Gur 1983).

Prima di arrivare alla conclusione che la maggior espressività della parte sinistra del volto  sia dovuta ad un ruolo specifico dell’emisfero destro per le emozioni, è necessario poter escludere alcune interpretazioni alternative, come ad esempio l’ipotizzata asimmetria nei tessuti ossei e molli della faccia in favore della parte sinistra. Uno studio di Sackeim (1985) dimostrò che tali asimmetrie non esistono e che quindi non possono influire sulle espressioni delle emozioni.

Altra variabile da considerare è l’esistenza di possibili asimmetrie percettive, dato che le ricerche sulle asimme­trie facciali ricorrono a giudici con il  compito di valutare l’espressività delle due metà del volto. Se quindi, per ipotesi, esistesse una tendenza a dare un  maggior peso percettivo alla parte sinistra, verrebbero inficiati i risultati che dimostrano la sua maggiore espressività.
Risulta invece che la tendenza sia quella opposta, nel senso che gli osservatori danno più peso all’informazione pro­veniente dalla parte destra del volto, perché è quella che in una situazione faccia a faccia cade più facilmente nel campo visivo sinistro dell’osservatore. Dunque si può affermare che il risultato di una maggiore espressività della parte sinistra del volto si ottiene nonostante la tendenza sia quella di sovrastimare percettivamente la destra.

Questa maggior espressività della parte sinistra  sembra quindi dovuta realmente ad asimmetrie espressive e non percettive. Gli studi su soggetti con lesioni cerebrali unilaterali sono meno convincenti rispetto a quelli effettuati su soggetti normali nel dimostrare una superiorità dell’emisfero destro nella produzione di espressioni facciali emotivamente significative.
Ross e Mesulam (1979); Borod e coll. (1985) hanno trovato una diminuita capacità espressiva dopo lesioni destre. Tuttavia, i lavori in cui è stata utilizzata la tecnica del FACS (misurazione delle singole unità facciali attivate nell’esprimere una emozione) di Ekman e Friesen (1978) non hanno trovato differenze tra cerebrolesi destri e sinistri (Mammuccari e coll. 1988).

La discordanza tra soggetti normali e patologici si può ricondurre alle diverse espressioni facciali studiate: in­fatti nei soggetti normali venivano studiate prevalentemente espressioni facciali volontarie, mentre nei pazienti venivano studiate le espressioni facciali spontanee.
Il controllo motorio dei muscoli facciali dipende infatti  dalle vie motorie del sistema piramidale che, particolarmente per la muscolatura della parte inferiore del viso, è esclusivamente controlaterale (Rinn 1984), ed è dunque comprensibile come la specializzazione dell’emisfero destro per le emozioni si possa tradurre in un’asimmetria a favore dei  muscoli mimici di sinistra. Le espressioni facciali spontanee invece dipendono dal sistema extrapiramidale, che innerva bilateralmente la muscolatura del volto (Rinn 1984).

La distinzione tra le espressioni volontarie e quelle spontanee è anche sostenuta  dalle ricerche neurologiche che hanno evidenziato l’esistenza di circuiti neurali distinti. Pazienti con lesioni della corteccia motoria o delle sue proiezioni presentano, oltre alla paralisi facciale controlaterale, l’incapacità a produrre espressioni facciali intenzionali, mentre le espressioni spontanee risultano normali. Una lesione del sistema extrapiramidale (come accade nel Morbo di Parkinson) rende al contrario il paziente amimico anche se, su richiesta, lo stesso paziente è in grado di produrre espressioni facciali intenzionali.

Quale è l’esatta natura della specializzazione destra per l’espressione delle emozioni? Si potrebbe ipotizzare  che l’emisfero destro abbia strutture nervose che intervengono specificatamente nell’organizzazione dei movimenti dei muscoli mimici interpretati come espressione delle emozioni. Secondo Kimura (1977) l’emisfero destro possiede strutture nervose specializzate per tutti i tipi di movimenti discreti e non sequenziali, cioè non organizzati secondo una determinata sequenza temporale. Le espressioni facciali ne sarebbero quindi solo un esempio.

Per quanto riguarda l’esperienza soggettiva delle emozioni, è noto che i pazienti con lesioni dell’emisfero sinistro vanno incontro ad un insiemi di sintomi depressivi noti come “reazione depressivo-catastrofica” mentre le lesioni dell’emisfero destro sono accompagnate da un umore neutro (reazioni di indifferenza)  o addirittura euforico-maniacale. Anche l’inattivazione farmacologia dell’emisfero sinistro dà origine ad una reazione di tipo depressivo catastrofico mentre quella dell’emisfero destro di tipo euforico-maniacale. Sarebbe però semplicistico considerare l’emisfero sinistro preposto ad un umore di tipo negativo e quello destro preposto ad un umore di tipo positivo.

Appare più opportuno contrapporre la reazione catastrofica  e la reazione di indifferenza da una parte  e la reazione depressiva e la reazione euforica dall’altro. In realtà le reazioni catastrofiche dei cerebrolesi sinistri, caratterizzate da crisi di ansia e di pianto improvviso, sembrano congrue alla reale impossibilità del paziente afasico di usare il linguaggio come normale strumento di espressione e comunicazione, nonché di utilizzare la mano dominante per eseguire i compiti a causa della paralisi. In sintesi la loro reazione appare tutt’altro che patologica data la situazione in cui vengono a trovarsi. Appare invece patologica la reazione del cerebroleso destro, caratterizzata come è dalla negazione della propria malattia.

Se quindi l’emisfero destro è intatto, come avviene nella lesione unilaterale sinistra, il comportamento emotivo del paziente è normale, mentre quando è il destro ad essere danneggiato si producono disturbi emotivi come indifferenza, abulia, apatia etc. Data l’importanza dell’emisfero destro per l’esperienza soggettiva delle emozioni,  e dato che il riconoscimento dei sentimenti delle altre persone avviene attraverso la vista e l’udito, ovvero attraverso l’osservazione delle loro espressioni facciali ed atteggiamenti corporei  ed anche in base alle parole usate ed al tono della voce, alcuni ricercatori hanno notato  una superiorità dell’orecchio sinistro e del campo visivo sinistro nel riconoscimento di stimoli emotigeni. Ogni emisfero, in effetti, riceve informazioni dalla parte controlaterale dell’ambiente.

Ovviamente gli emisferi comunicano tra di loro i dati che ricevono attraverso le fibre di interconnessione del corpo calloso, ma pare che le informazioni  ricevute attraverso queste fibre non siano precise e dettagliate come le informazioni ricevute direttamente. Dalla rassegna curata da Bryden e Ley (1983) risulta che l’emisfero destro ha maggiori competenze nella percezione delle differenti espressioni facciali delle emozioni, ma anche nell’interpretazione del tono emotivo di una voce.

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L’emisfero sinistro risulta, al contrario, maggiormente coinvolto nel riconoscimento di parole o stringhe di lettere dell’alfabeto e quindi nella comprensione del contenuto verbale di un messaggio.

Altre indicazioni sulla specializzazione emisferica  provengono dalla somministrazione del test di Wada, nel corso di interventi chirurgici volti alla rimozione di focolai epilettici.
Veniva chiesto ai pazienti, prima dell’intervento, di rievocare esperienze passate fortemente emotive; successivamente, dopo anestesia dell’emisfero destro, ai soggetti veniva di nuovo chiesto di raccontare le stesse esperienze. Nella maggior parte dei soggetti il racconto del vissuto emotivo risultava molto meno intenso. Secondo gli autori (Ross e coll. 1994) l’emisfero destro giocherebbe un ruolo importante nelle emozioni primarie, la maggior parte delle quali sono negative, mentre l’emisfero sinistro interverrebbe nella modulazione dell’espressione emotiva e nell’organizzazione dell’esibizione sociale di emozioni positive, come nel caso del sorriso di cortesia.

Anche lo sguardo e la sua direzione sono importanti nel riconoscimento delle emozioni. Secondo alcuni studi (Perret e coll. 1992), i neuroni del solco temporale superiore della scimmia,   permettono il riconoscimento della direzione dello sguardo di un’altra scimmia o anche di un uomo. Da un punto di vista adattivo è infatti molto importante capire verso chi è diretta una determinata espressione emozionale. Basta pensare ad una espressione di rabbia che assume un significato molto diverso se è diretta verso di noi o verso un’altra persona.

Utilizzando facce chimeriche con scimmie del genere Rhesus, (Hauser, 1993) si è visto che analogamente a quanto avviene nella nostra specie, le emozioni sono espresse più intensamente con il lato sinistro del volto ed addirittura che l’espressione emozionale inizia prima su questo lato. Questo fa ritenere che la specializzazione emisferica  nell’espressione emozionale non riguardi solo l’uomo, ma sia filogeneticamente più antica della nostra specie.

La capacità umana di percepire il significato emotigeno di situazioni sociali anche molto complesse e di reagire a queste, presuppone capacità che vanno oltre l’ analisi sensoriale di stimoli. E' infatti necessaria la capacità di elaborare esperienze e ricordi ma anche la capacità di esprimere inferenze e giudizi. Queste funzioni complesse non sono localizzabili in un singolo componente del SNC, anche se le ricerche indicano un ruolo particolare della corteccia orbitofrontale, collocata alla base dei lobi frontali ed occupante la porzione di cervello posta sopra le arcate orbitarie.

Il caso di Phineas Gage, a metà dell’800, permise di scoprire che una lesione della corteccia orbitofrontale riduce le inibizioni e l’autocontrollo delle persone, riducendo allo stesso tempo la percezione di stimoli nocivi e dolorosi.

(N.B. La presente pagina è tratta ed adattata da: "Neuroscienze" di Elisabetta Làdavas e Anna Berti.)

phinea cage

Il cranio di Phineas Gage trapassato da una barra di ferro. Phineas Gage sopravvisse all’incidente ma divenne un altro uomo.

N.B.La bibliografia si trova in fondo alla pagina:

Le emozioni secondo la Bioenergetica

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